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L'avventurosa storia del ciclismo femminile
Museo dei Campionissimi – Novi Ligure 6 novembre 2009 – 28 febbraio 2010 Quando dal 1870 esplode la bicimania, la donna ne è subito coinvolta: intuisce di aver individuato un ineguagliabile veicolo di emancipazione. Mentre gli uomini si sfidano prima in sella al “biciclo” e poi a velocipedi più evoluti, sono donne intellettuali come Sarah Bernhardt e Gabrielle Colette o dive dello spettacolo come la Bella Otero e Lina Cavalieri quelle che per prime sfidano le convenzioni in uno svolazzare di gonne che sconcerta e diverte gli uomini, salvo scandalizzarsi qualora a salire in bicicletta sia una ragazza “di tutti i giorni”. Nascono comunque le corse per Signorine: a Londra un organizzatore si inventa addirittura una Sei Giorni al femminile. In Francia la belga Heléne Dutrieux stabilisce (1893) il primo record dell’ora femminile con 28,780 Km/h e vince il primo campionato del mondo (1896). Siamo alla fine dell’800. Oggi questa disciplina è una realtà concreta e non più osteggiata: dal 1958 c’è ufficialmente un campionato del mondo vinto in alcune occasioni da cicliste italiane e nell’ultima edizione a Mendrisio da Tatiana Guderzo; dal 1984, primo anno del ciclismo femminile alle Olimpiadi, c’è il Tour de France e dal 1988 il Giro d’Italia. Piccoli e lenti passi, compiuti grazie alla passione e alla determinazione di straordinarie atlete, tra le quali spiccano anche molte italiane: Paola Scotti, Mary Cressari, Luigina Bissoli, Maria Canins, Roberta Bonanomi, Alessandra Capellotto, Fabiana Luperini, Paola Pezzo, Gabriella Pregnolato e molte altre. C’è ancora molto da fare per promuovere questo sport, i risultati degli ultimi anni sono eccezionali e dimostrano il livello ormai altissimo delle nostre atlete. Questa mostra racconta l’avventurosa storia di questo sport vissuto dalle donne che “A ruota libera” hanno sfidato le convenzioni.